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gianluca zammarelli


TESTI



PER UNA SCELTA DI PROLOGHI


a sera
dopo aver raschiato muri e porte
con carta prima dura e forte e poi sempre più fina
via via col sole
discende un movimento d'ombre
come fari ondulati di festa
o modulare retata di polizia
in cerca
non mi lavo le mani
per maneggiare ultimi pensieri
---
solo una persona sa
ma a parte lui nessuno per ora
aspetto il ritorno di due ombre
in entrambe tremo e tronco
la notte in due
come definitivo malato
---
Finì con un paese alle porte di Roma
sullo zerbino di Viterbo
con la finestra orientata sulla sabina
il letto verso ovest rotolando
si incespica in Bracciano e il suo stupido lago
poi la Tolfa e infine il mare
che dire Mediterraneo è troppo per ora
direi Tirreno dalle meticce ondate
sotto non trova Ostia
sopra pare arrivare in Liguria
ma questa è un'altra storia
per chi storie sa inventare
---

ma allora nulla si sapeva delle tetre tele
tessute dalla nascita
solo un vago nonno che sognava gli stornelli
e in regalo portò una chitarra
poi fu molto tempo sud sud sud.



VERITA' MERIDIONALE


Sotterfugi
dialetti incomprensibili
tra loro

relitti
di vecchi nomadismi
sgangherati

fantasie
per negare malattie
aggravate

efferati
delitti incomprensibili
in familia

decisioni
dopo controre misteriose
la partenza

arie di eucalipti
e una rossa alfasud
rattoppata pascola
ultimo ricordo…



BIANCHE LETTERE

l'ultima sigaretta
ancora tèsta la notte
domani il lavoro

chi sa la verità dorme poco
la verità dorme a lungo

non stupisce il sole a venire
sui tasti neri del mio pc
su orli di cammino forzato
su questa civica crisi

nelle malattie si torna a casa
così torniamo ai nonni
malvestiti dell'Italia
quando era tutta Sud

non stupisce il sole a venire
bianche lettere d'amore.

CANZONI DISASTRATE



LA MIGLIORE CAREZZA

Dolce cuore insoluto
non voluto e a me capitato
ritardato e negato
affogato adoloscente
penitente adulto
e a me affidato
io che sono carne
solitaria in un carnaio
capace di un sussulto
d'amore
ad ogni tuo passo
ad ogni tuo sguardo spassoso
lussurioso e pensoso
ad ogni tuo scatto notturno
involontario
come una carezza
la migliore
non premedidata,
dolce cuore risoluto
di donna amante del pieno
e del vuoto
del vento faticoso
nel tuo seno
per sempre benedetto
sempre misterioso
fortezza segreta
indeclinabile
per sempre.


PAROLE CHE AMI


Non chiedermi quelle parole
giuste
che ami di me, ieri
oggi non chiedermi nulla
dopo un giorno di atroce disagio
dopo i mondiali
dopo cumuli di morti
in europa in asia
indifferentemente
cumuli di diritti negati
dopo i piccoli infarti
dopo cena tra le lacrime
mai esposte, parole
mal riposte ora,
scusami
dolce figura
in te amo un porto
profumato delle notti di un'isola,
lento canto una serenata antica
velata, ignorata,derisa
non chiedermi quelle parole
oramai hanno conosciuto il tuo cuore
che piano s'appiana.



LA RICERCA DI UN FIGLIO

Per slacciarmi dalle idiozie di questo tempo,

e non dico quante,
devo attendere i silenzi pagati,
mucchio di lavori ammassati sporchi,
dieci anni di affitto e bollette,
tanta musica da rincoglionirsi,
poi televisone, internet, vociare,
in attesa di una nuova casa
per idearti,
per farti crescere,
per regalarti le nostre brutture
che non dovrò spiegarti,
ti faremo vivere,
è il massimo che possiamo fare,
che a volte non sappiamo neanche
se il nostro nome è vero
o se è una favola ormai avviata
senza ragione,
a ragione narrata.

QUANDO VISSI CENTO ANNI

da bambino ammiravo chi suonava
che senza parole sembravano guerrieri
vecchi curvi su strumenti decolorati
con tanfi di vino, capra e ulivo marcito
e intorno un silenzio di religione umana

da bambino amavo l'aria di pioggia
che montava ira tra gli adulti presenti
avevo paura e lo dicevo con voce stridula
mentre i suoni fuori si ritiravano
verso sconosciuti paesi dirimpetto

da bambino spiavo le monache nude
nell'erotiche ore della controra
quel loro folto pelo tra le gambe pareva
più festoso delle campane della messa
che di lì a poco avrebbero squassato il paese

da bambino vissi cento anni e anni cento
e correva voce di chi non era nato
o appena nato era stato portato al camposanto
era lì da tanti anni da essere ormai stravecchio
e intorno un silenzio
poi scendemmo fragorosi a valle

LEZIONI D'AMORE (stornelli)

Le possino ammazza le belle figlie
Se fanno fa dalle peggio canaglie
Ma poi restano sempre con le voglie

Ce l'hai n ber culo e na bella sorca
Ma caso strano nessuno te cerca
Bisogna esse bella ma pure porca

Pe fa l'amore devi annà a lezione
L'hai fatto solo co chi fa moine
Adesso viello a fa co no leone

Tu vai pensanno sempre alle misure
Credenno che così se fa l'amore
Più che piacere senti de morire

Ce vo na bella penna dell'amore
Che sappia calcà bene lo scrittore
E un bell'inchiostro che se fa sentire

Ma più di tutto parole d'amore
Che tutta quanta poi ti fa tremare
Ti fa cambiare l'occhi de colore

E se sul letto poi lo senti il mare
Allora sì che puoi chiamarlo amore
Ma adesso vieni avanti e fatti amare


MORTE NAZIONI D'EUROPA (dalla strada)

sguardo triste
sguardo triste e abbandonato,
addietro atti confusi,
eventi, drammi e rimarginazioni
reiterate, vivo dolore,
pianti differiti altrove,
per scoppi rabbiosi o semplici
scene isteriche da filmetti
in voga allora, capolavori
oggi, acclamati e dimenticati,
nella strada esente da ricordi,
bar dopo bar
alla ricerca di una sedia,
di plastica cinese, d'alluminio metripolitano,
di ferro arrugginito di paese italiano
assolato, di legno ikeano, di pietra
indelebile come un cuore duro
attivo al mondo solo per l'obbligo
del sonno, scandito da un metro chiamato giorni,
triste sguardo antico di un avo sordo
eredità senza proprietà,
proprietà senza diritti,
diritti senza legalità,
legalità mai avverata,
bar dopo bar,
astemio come un povero,
finzioni di ubriachezza,
per abbordare una sedia di paglia,
di canna, di carta, di vento.

Morte nazioni di morti d'Europa
legati senza benda a scandire
sempre lo stesso tramonto.

IMPALCATURA

Sto costruendo un'impalcatura degna del vento,
viene trafugata dai suoi spasmi
ogni notte, il fianco immerso nel sogno,
fondamenta in mille infanzie,
affronta il giorno con aspro monito,
sto costruendo altri mille errori,
più silenziosi da tramandare,
da rinnovare, volto ascoltato,
ogni sera reclino tra dita inoccupate,
una voce scansata tra una cena rimediata
e urgenze corporali, promessa
in uno di questi giorni non più eterni,
non tace, per me vive, fuori mano,
una impalcatura degna del mondo
ancora non detto.

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